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Federfarma sciopera contro liberalizzazioni

20:16 - 28 gennaio 2012

Federfarma Modena giudica in una nota “insostenibile” il numero di farmacie, 62, che si aggiungeranno a quelle della provincia in base alle nuove misure del governo, e in assenza di novità annuncia per mercoledì 1 febbraio la sospensione dei servizi, assicurando comunque quelli essenziali. Federfarma fa presente come siano attualmente 171, tra private e comunali, le farmacie in attività nel Modenese. “Con il decreto sulle liberalizzazioni e il nuovo quorum previsto di una farmacia ogni 3.000 abitanti – si legge nel comunicato – l’incremento arriverebbe al 36%. Solo nella città di Modena ci sarebbero 16 nuove aperture”. L’associazione fa presente che il dato attuale italiano è di un’attività ogni 3.374 abitanti, “il più vicino alla media europea di 3.323″. “E’ impensabile – dichiara Silvana Casale, presidente di Federfarma Modena – che questo non si rifletta pesantemente sulla tenuta della rete, sulla qualità e sicurezza del servizio che offriamo e anche sulla qualità del lavoro di coloro che operano all’interno della farmacie. Difficile credere che a fronte di fatturati già oggi in flessione, tanto che nel 2010 la diminuzione media è stata superiore al 10% a causa del calo del costo dei farmaci e della costante crescita della distribuzione diretta dei medicinali, non si incida sulla qualità dei servizi”. “In questi giorni si parla solo dei prezzi dei farmaci e di quanto questi si abbasserebbero attraverso le liberalizzazioni – prosegue Casale -. Pochissimi, invece, parlano di salute e cioé di un diritto garantito dall’articolo 32 della Costituzione, che nel nostro Paese trova concreta e quotidiana applicazione grazie al Servizio Sanitario Nazionale del quale le farmacie del territorio sono parte integrante e vitale. Il modello italiano di sanità, solidale e universalistico, certamente è migliorabile e va reso più moderno. Le farmacie sono pronte a sostenere questa evoluzione purché si parli prima di tutto di salute dei cittadini. E poi ricordiamo che il prezzo dei medicinali non lo fissa il farmacista, ma lo determina lo Stato. A ciò va aggiunto – conclude Casale – che l’eccessivo numero di farmacie farà entrare dalla finestra ulteriori costi a carico dello Stato che sarà tenuto, come previsto dalla legge, a sostenere le farmacie rurali sussidiate”.