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Mafia, il giornalista che vive sotto scorta: Giovanni Tizian si racconta / Video

15:35 - 11 gennaio 2012

Cresce la solidarietà attorno a Giovanni Tizian giornalista costretto da due settimane a vivere sotto scorta per le minacce ricevute a causa delle sue inchieste sulle infiltrazioni mafiose nel territorio. A mobilitarsi è stata soprattutto la rete: l’affetto corre soprattutto su Facebook e su Twitter, dove Tizian è tra i primissimi trend del giorno. Il giornalista, collaboratore della ‘Gazzetta di Modena’, si racconta anche in un video, pubblicato dal collettivo modenese ‘Officine Tolau’ prima di Natale, in cui parla della sua storia e dei rischi del suo lavoro. Intanto l’associazione ‘daSud’, di cui Tizian fa parte, ha lanciato una campagna di sostegno dal nome ‘Io mi chiamo Giovanni Tizian’ (iogiovannitizian@dasud.it). Numerose le adesioni, le prime da Bologna, Reggio Calabria, Torino e ovviamente Modena. Le prime iniziative di solidarietà in programma sono già domani, quando l’associazione chiederà agli artisti del teatro Valle occupato di Roma di schierarsi al fianco di Tizian, domenica a Modena quando lo stesso Tizian è atteso per la presentazione del suo libro alle librerie Feltrinelli alle 11.30 e il 18 gennaio in Campidoglio, in occasione di una serata dedicata a Libero Grassi. “Vogliamo lanciare un messaggio a chi pensa che la mafia al nord non esiste o che sia solo quella dei colletti bianchi”, spiega ‘daSud’ che, inoltre, ha sottolineato che “Giovanni è un precario, senza le tutele di cui godono i giornalisti famosi: è una situazione insostenibile, l’azienda dovrebbe farsi carico di lui non soltanto quando paga i suoi articoli pochi euro”.
CHI E’ GIOVANNI TIZIAN - Le inchieste di Tizian sulle infiltrazioni mafiose al Nord poche settimane fa sono diventate anche un libro, ‘Gotica, ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea’, edito da Round Robin: 300 pagine sui loro interessi nell’economia legale, fra corruzione, usura e riciclaggio. Laureato in Criminologia con una tesi sulle ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta, collabora anche con i quotidiani online Linkiesta.it e Lettera43.it e con il mensile Narcomafie, la rivista del gruppo Abele di don Luigi Ciotti. Al giornalismo ha affiancato l’impegno civile e sociale: fa parte dell’associazione daSud, associazione antimafia con sede a Roma costituita nel 2005 da giovani emigranti meridionali che non hanno intenzione di lasciare le loro terre in mano alle cosche. E’ la seconda volta che la mafia sconvolge la vita di Tizian: nell’estate ’89, quando aveva sette anni, a Bovalino, nella Locride, suo padre fu ucciso a colpi di lupara. Era funzionario di banca e gli spararono mentre tornava a casa. Dopo cinque anni il trasferimento della famiglia a Modena, per cercare di ricostruire un po’ di tranquillità e di serenità. Ora il suo mondo si è improvvisamente ristretto: “Cerco di trovare il modo – dice – di continuare a fare questo mestiere, e sono sicuro che lo troverò. Non ho quella libertà di movimento che mi servirebbe, ma mica ci rinuncio. Non penso che un giornalista possa cambiare il mondo, ma credo nell’ utilità sociale del mestiere di giornalista”. Tizian spiega di aver saputo che gli era stata assegnata una scorta una quindicina di giorni fa: “Stavo per pranzare quando mi hanno chiamato sul cellulare dicendomi che ero esposto a un rischio e che per tutelarmi, e permettermi di proseguire nel mio lavoro, avrei avuto la protezione delle forze dell’ordine. Sul momento non mi sono reso conto di cosa avrebbe significato. Poi già verso sera ho cominciato a capire”.