Reggio Emilia > Economia
Piano rifiuti, Confapi chiede più attenzione alle imprese
A seguito delle novità emerse nell’ambito del nuovo Piano di Gestione dei rifiuti, Confapi pmi Reggio Emilia, che da anni si batte su questa tematica, è costretta a far sentire nuovamente e pubblicamente la propria voce affinché le imprese, già strozzate dalla crisi e vessate da una pressione fiscale insostenibile, non debbano subire un altro aggravio della propria posizione. Abbiamo infatti sperato finora, senza purtroppo trovare disponibilità in tal senso, che il Piano di gestione dei Rifiuti fosse l’occasione per un’apertura alla “tariffazione puntuale”. Viene chiamata ‘Tariffa di Igiene Ambientale’, e viene confermato l’attuale sistema tariffario. Viene considerata come quella che meglio garantisce i cittadini, le imprese e gli Enti Locali, ma in realtà sia la tariffa e sia il sistema che la determina, non solo non si basano sul criterio “chi inquina paga”, ma sicuramente non garantiscono né le imprese e nè i cittadini, e sono le due cose meno eque che si potessero realizzare.
Da tempo chiediamo che venga realizzata un’indagine seria su quantità e qualità dei rifiuti prodotti dalle aziende che attualmente vengono ‘assimilati agli urbani’, così come è stato ripetutamente fatto per i “rifiuti domestici”, tanto che le associazioni di categoria sarebbero state anche disposte a sostenerne in parte i costi.
Infatti, se risultano chiari quantità e composizione dei rifiuti prodotti in “ambito domestico”, non lo sono per niente per quelli generati “in ambito produttivo”.
Le imprese non hanno mai chiesto di pagare meno, ma piuttosto di pagare il giusto: che significa pagare sulla base dei rifiuti prodotti, del servizio erogato e non delle superfici aziendali. Quelle stesse superfici su cui gravano anche, e non solo, i costi per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei cosiddetti “rifiuti speciali”, ovvero di quegli scarti derivati direttamente dal ciclo produttivo, che devono necessariamente essere conferiti a soggetti privati autorizzati. Molte amministrazioni comunali poi hanno adottato criteri estensivi per la determinazione di quelle superfici da assoggettare a tariffa, affidandone la riscossione a “società terze”, aprendo così la possibilità di diversi contenziosi. Va rilevato inoltre che l’aumento della produzione di rifiuti va di pari passo con la crescita della raccolta differenziata, che per la prima volta supera l’indifferenziata, toccando il 50,4% del totale dei rifiuti urbani prodotti, facendo così diminuire del 6,6% il conferimento in discarica. Secondo un recente report della Regione Emilia–Romagna risulta infatti che la quasi totalità dei rifiuti raccolti in modo differenziato viene avviato al recupero (76% per la plastica, 99% per la carta).
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