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Giannetto Cimurri, la mano santa dei campioni
Da tempo ho sul comodino “Giannetto Cimurri, la mano santa dei campioni”, scritto dal collega Paolo Alberati per Giunti.
A Reggio Emilia il nome Cimurri non ha bisogno di presentazioni, e forse nemmeno nel resto dello Stivale per chi solo mastica un po’ di sport. Per gli altri basti dire che Giannetto era il massaggiatore dei campioni, il confidente capace di rialzare il ciclista battuto come il pugile suonato con una parola giusta, prima ancora che le sue abilità professionali. Fu testimone dell’esordio di Bartoli, dei successi di Coppi, e pure delle mille imprese quotidiane di quei gregari che ora nessuno ricorda, senza i quali però i campioni non diventano mai tali. Poi tanto pugilato, calcio e la porta sempre aperta per gli atleti di tutte le discipline.
Alberati ripercorre la vita di “Mano santa” attraverso una memorabile raccolta di fotografie d’epoca e di aneddoti che non possono non appassionare e incuriosire.
Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Giannetto. Ho invece conosciuto i figli Chiarino, che purtroppo ci ha lasciato troppo presto, e poi Giorgio con tutta la sua famiglia: la moglie Susanna e i figli Giovanni e Andrea. A Giorgio e Giovanni mi lega una amicizia sincera. Di Chiarino conservo un ricordo dolce, legato ai miei esordi come cronista sportivo. Inizialmente metteva soggezione con quel suo fisico imponente, Imprenditore e dirigente sportivo di livello, ero abituato a vederlo solo in televisione o sui giornali. In realtà imparai presto ad apprezzare la sua capacità di accettare il confronto anche con chi, carta d’identità alla mano, avrebbe potuto essere suo figlio se non anche suo nipote. E non dimenticherò mai i suoi incoraggiamenti a continuare sulla strada intrapresa.
Reggio Emilia e i reggiani non sono mai stati riconoscenti con i loro concittadini illustri, eccezion fatta per chi ostenta tessere e militanza. Il museo della bicicletta con i cimeli di Giannetto è ancora senza una sede adeguata. Il Memorial Cimurri, gara ciclistica internazionale che grazie al lavoro della famiglia per alcuni anni ha portato sulle strade della provincia il gotha dei pedali, ha dovuto chiudere i battenti per il mancato sostegno da parte delle istituzioni. E Chiarino? Se non fosse per la Tricolore Reggiana, che organizza un torneo giovanile di calcio e per una targa all’interno del Circolo Tennis Reggio, nessuno ne parlerebbe più. Da anni poi gli appelli dell’amico fraterno Nicola Pietrangeli di dedicargli almeno una via, una piazza, cadono nel vuoto.
09:37 - 1 settembre 2011
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