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Truffe criptovalute, dalle promozioni ingannevoli alle vendite piramidali

Il rischio di un nuovo crollo finanziario passa per le criptovalute. A scriverlo è stato il Wall Street Journal nello scorso mese di agosto del 2017 analizzando e commentando l’estate delle monete virtuali che è stata molto calda. Tra rally di mercato, e rischi di truffe come messo in evidenza su https://www.mercati24.com/bitcoin-code-guadagni-facili-con-il-bitcoin-o-truffa/ , i Bitcoin e le altre monete virtuali decentralizzate sono ormai al centro delle cronache finanziarie con la conseguenza che attirano l’interesse crescente degli investitori.

La crescita esponenziale delle criptovalute secondo il WSJ può rappresentare alla lunga un rischio considerando che non c’è un controllo istituzionale. Nessun governo emette infatti Bitcoin, anzi proprio in questi giorni per l’Europa Mario Draghi, il Presidente della Bce, ha ribadito che nell’Ue non possono esserci valute diverse dall’euro. La criptovaluta, inoltre, oltre a non essere controllata dalle istituzioni è anche fuori dai canali classici dell’intermediazione bancaria in quanto le transazioni avvengono in maniera istantanea attraverso il peer-to-peer e tramite due controparti qualsiasi che possono peraltro avvalersi del pieno anonimato.

Le criptovalute, salite agli onori delle cronache, stanno inoltre diventando un mezzo per mettere a segno delle truffe, ragion per cui prima di investire è bene sempre capire cosa si sta comprando e soprattutto da chi. Recentemente, ad esempio, nel Regno Unito un uomo aveva allestito un call center attraverso il quale si convincevano i potenziali clienti ad investire in una criptovaluta inesistente. Trattasi solo uno dei tanti casi di truffe, tra promozioni ingannevoli, e vendite piramidali, che in prevalenza circolano su Internet con le newsletter, con lo spam e spesso addirittura pure con i virus.

Anche in Italia, per pratica commerciale ingannevole, attraverso il sistema delle vendite piramidali, l’Antitrust ha inflitto recentemente multe salate a società promotrici della criptomoneta OneCoin. Chi acquistava il pacchetto grazie alla criptomoneta avrebbe ottenuto ingenti guadagni, ma in realtà l’Autorità per la Concorrenza non ha trovato riscontro di tutto ciò durante il procedimento.

Nell’ottica di fare profitti con facilità, negli ultimi mesi sono cresciute come funghi le startup specializzate nel collocamento di strumenti finanziari legati all’andamento dei Bitcoin. Le operazioni più note in tal senso sono le cosiddette Ico, Initial coin offering, che da alcuni giorni a questa parte sono state messe al bando da parte della Banca centrale cinese. E questo anche perché si stima che un investitore su dieci che mette soldi nelle Ico in realtà è vittima di una truffa.

In altra parole, con l’inarrestabile ascesa dei prezzi di mercato del Bitcoin e delle altre monete virtuali, nello stesso tempo stanno crescendo pure i crimini informatici collegati alle criptovalute. In accordo con un Rapporto di Chainalysis, solo sulla criptovaluta Ethereum oltre 30 mila persone sono state truffate non solo attraverso il phishing, ma anche con attacchi hacker, con schema Ponzi e sfruttando il sistema grazie ad investitori poco accorti che danno credito, in particolare, ai contenuti presenti su siti Internet falsi, alle campagne e-mail mirate alla truffa, ed a quelle truffaldine portate avanti anche attraverso i social network.

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