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Impianti bilaterali simultanei: innovazione della chirurgia protesica

In Italia, la tecnica mini invasiva della chirurgia protesica ortopedica aumenta gli sforzi ed i successi in riferimento agli impianti bilaterali simultanei di ginocchio e di anca. Impiantare simultaneamente una protesi monocompartimentale al ginocchio destro ed una a quello sinistro non comporta maggiori complicanze o revisioni se si confronta alla chirurgia monolaterale.

A differenza di quest’ultima, la bilaterale oltretutto riduce i tempi di degenza e riabilitazione con costi sanitari dimezzati risolvendo, attraverso un unico intervento, il problema bilaterale. Va detto che il 30% circa dei pazienti con gonartrosi (artrosi del ginocchio) presenta una patologia bilaterale, quindi problemi ad entrambe le ginocchia, e sono perciò destinati, dopo il primo intervento di protesi ginocchio monolaterale, a doversi sottoporre dopo pochi anni ad un ulteriore intervento per l’altro ginocchio.

Affronteremo la questione degli impianti bilaterali simultanei sia per il ginocchio sia per l’anca, partendo dal primo.

Impianti bilaterali simultanei: protesi monocompartimentale

Ciò che, generalmente, si pensa (anzi, si teme) è che la chirurgia simultanea bilaterale di ginocchio sia ad alto rischio ma non è affatto così. In base a studi e casistiche, gli impianti bilaterali simultanei non presentano maggiori complicanze (ortopediche, anestesiologiche, ischemiche o cardiache a breve-medio termine) rispetto ad un intervento unilaterale.

L’elemento essenziale per la riuscita di un intervento bilaterale simultaneo è la tempistica dell’intervento stesso: il chirurgo deve eseguire i due interventi entro un’ora e mezza, quindi deve avere un’estrema padronanza della tecnica chirurgica mini invasiva.

Alla tempistica operatoria, esperienza e precisione del chirurgo, seguono per importanza le informazioni corrette circa la selezione del paziente ed il ruolo non indifferente dell’anestesista.

Primo impianto bilaterale simultaneo di anca e ginocchio in Italia

In Italia, è stato il Dott. Sergio Romagnoli ad eseguire, a partire dal 1986, interventi per impianti bilaterali simultanei di anca e ginocchio: dal 1986 al 2016 ha impiantato oltre 1.600 protesi bilaterali simultanee. Che si tratti di impianto mono o bilaterale, la tecnica chirurgica mini invasiva resta la stessa.

L’impianto bilaterale simultaneo di ginocchio presuppone la sostituzione di uno, massimo due compartimenti dello stesso e mirano a preservare il legamento crociato anteriore.

Impianti bilaterali simultanei: protesi totale

Il discorso cambia se gli impianti bilaterali simultanei prevedono l’innesto di protesi totale di ginocchio. In tal caso, le problematiche anestesiologiche diventano più rilevanti di quelle ortopediche e l’età massima del paziente che può sottoporsi all’operazione è di 75 anni (per gli uomini) e 70 anni (per le donne).

Oltre questa età, si potrà ricorrere soltanto ad impianti bilaterali simultanei monocompartimentali. E’ possibile eseguire in simultanea l’intervento per impiantare una protesi totale nel lato più danneggiato dall’artrosi ed una protesi monocompartimentale nel lato opposto.

I tempi di riabilitazione dopo l’intervento aumentano di circa il 25% rispetto alla protesi monocompartimentale unilaterale, ma il percorso fisioterapico è lo stesso. Grazie alla bilaterale il paziente viene sottoposto ad un unico intervento, un’unica fase di riabilitazione, riduzione dei costi ospedalieri e sociali.

Il vantaggio più importante? La fisioterapia che segue ad un impianto bilaterale simultaneo sarà più efficace rispetto alla protesi unilaterale (eseguita in due tempi diversi) in quanto il corpo non sarà soggetto alla compensazione della postura tra un’operazione e l’altra.

Impianti bilaterali simultanei di anca

Il vantaggio più importante appena descritto per il ginocchio vale anche nei casi di impianti bilaterali simultanei di anca, particolarmente indicati per pazienti selezionati e motivati (di età non superiore a 50-55 anni, in ottime condizioni cardiologiche e di salute in genere).

La tecnica chirurgica, anche in questo caso, è mini invasiva ed il chirurgo deve vantare al suo attivo almeno 300 interventi di protesi anca monolaterale (della durata non superiore a 50-60 minuti per ogni protesi). Come per il ginocchio, ‘lavorare’ una sola anca o due simultaneamente non porta a diverse complicanze o risultati perché la tecnica mini invasiva resta la stessa.

Per tecnica mini invasiva s’intende: incisione più contenuta, maggior rispetto dei muscoli, riduzione della perdita ematica durante l’operazione, del trauma e del dolore post-operatorio.

L’intervento simultaneo inizia, di solito, dall’articolazione più compromessa dalla coxartrosi (artrosi dell’anca) in quanto l’operazione bilaterale simultanea potrebbe trasformarsi in monolaterale, nel caso si rilevassero complicanze cardiologiche o anestesiologiche, aritmia cardiaca.

Si evita l’impianto simultaneo e si ricorre alla chirurgia monolaterale two-stage (cioè attraverso due interventi in tempi diversi) se le anche presentano condizioni che implicano un’elevata difficoltà ad intervenire chirurgicamente.

Tanto per l’unilaterale quanto per la protesi bilaterale, la tecnica chirurgica mini invasiva cerca, se possibile, di preservare la parte sana (gran parte del collo femorale).

Il recente primato del Dott. Michele Massaro: 3 impianti simultanei anca+ginocchio

Collegandoci al focus degli impianti bilaterali simultanei, il 7 febbraio 2017 il Dott. Michele Massaro, esperto in chirurgia protesica mini invasiva presso le Cliniche Humanitas di Bergamo, ha eseguito per la prima volta in Italia un impianto simultaneo di 3 protesi (una protesi anca destra e due protesi monocompartimentali al ginocchio sinistro).

L’intervento è durato complessivamente 2 ore (il tempo sufficiente ad impiantare una sola protesi anca tradizionale): la paziente 63enne romana operata dal Dott. Massaro oggi sta bene ed ha ripreso le normali attività quotidiane. Intervento perfettamente riuscito, un successo passato in sordina.

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